All'oscuro da tutto....
Il mio caso era terribilmente
difficile, e per me lui aveva scritto "fine", nel libro della nostra storia
d'amore.
Io ero sempre stata una moglie fedele e premurosa.
E dire che molte donne hanno sempre paura di essere tradite, io invece avevo
fatto l'opposto, avevo tradito mio marito.
Chi mi leggerà mi catalogherà in maniera disdicevole: io l'avevo tradito con il
mio datore di lavoro, Gustavo. Il guaio era che credevo di essermene innammorata
perdutamente, allo stesso tempo, non volevo perdere mio marito.
Pensavo che avrei potuto continuare la mia storia parallela senza conseguenze.
Giusto il tempo di rendermi conto dove poteva portarmi tutto ciò.
Ma quello che più mi faceva male era che io ero vissuta in funzione di mio
marito Erminio, sacrificando la mia felicità, e la mia libertà, mio marito era
il tipo al quale non stava bene mai nulla: la casa doveva brillare, ogni giorno
dovevo passare il vapore, aveva il terrore dei germi e dei batteri.
Pretendeva che le camice fossero ordinatissime e riposte nel cassetto secondo il
colore, stesso dicasi per i calzini, o venivo picchiata.
Gli anni migliori erano trascorsi per lui, e se lo stavo tradendo era perchè lui
mi aveva data per scontata.
Possibile che dopo solo 7 anni di matrimonio, lui era freddo e distante con me,
se cadeva qualcosa a terra mi prendeva a schiaffi? Possibile che lui non si
ricordava quando era il mio compleanno. Non aveva voluto figli, ma questo me lo
disse dopo il matrimonio, diceva di odiare i bambini.
Il nostro anniversario non esisteva più per lui, mi sentivo annullata.
Piansi sperando che qualcuno o qualcosa mi ascoltasse, ma non ebbi nessuna
risposta.
Io non amavo mio marito, non amavo nessuno più, forse neanche me stessa.
Rimasi a guardarmi sperando di scorgere qualcosa di bello, ma io vedevo solo una
donna sui trentanove anni con delle mechès ormai scambiate, gli occhi castani
profondi ma sofferenti, eppure da ragazza ero bellissima.
Che mi era accaduto? Perchè mi ero ridotta così, con lo smalto anche un tantino
consumato.
Fu Elsa che mi fece aprire gli occhi, , me la presentò una mia collega che si
era trovata bene, lei era riuscita a farla tornare con il suo amore.
Io non volevo tornare con nessuno, non sapevo cosa fare. Volevo capire ma
neanche sapevo cosa, ero alla deriva.
La chiamai e fu piacevole parlare con lei, e parlare con lei mi mise il
buonumore e mi fece venire voglia di volermi più bene.
Fu una frase che mi fece meditare: "il primo amore è verso te stessa" che
potrebbe essere interpretato come scarso altruismo ma lei mi spiegò che un
minimo di bene verso noi stessi ci aiuta ad affrontare meglio la vita. Ma mi
disse che Gustavo, mi nascondeva qualcosa di molto grave, e mi chiese se
conoscesse mio marito, no non poteva conoscerlo, lo vide solo una volta quando
venne a prendermi a lavoro, ci tengo anche a precisare che io ed Elsa viviamo
lontanissime almeno 800 km quindi era improbabile che potesse sapere le cose
come stavano in realtà, realtà agghiacciante. Questa storia la volevo raccontare
ad un giornale che prende testimonianze e racconta storie d'amore, ma poichè è
intervenuta Elsa ho deciso di raccontare la mia storia sul suo sito.
Quella sera, mi feci le mani e comprai una tinta da fare in casa, decisi di
farmi rossa non volevo attendere l'indomani per andare dal parrucchiere anche
perchè era sabato sera, e volevo essere carina per domenica, sarei uscita
domenica mattina.
Il colore venne benissimo, splendeva e mi faceva sembrare più sbarazzina.
Mio marito mi guardò con aria nuova, ma non più di tanto.
Mentre parlavo con lui suonò il telefono, era il Gustavo perchè vidi il suo
numero e mi disse che non poteva parlare molto ma dovevamo lasciarci, io rimasi
immobile con la cornetta in mano, volevo dire qualcosa ma c'era mio marito.
Mio marito dall'altra stanza che a stento mi notava, ed ora il mio amante era
andato via da me. Ora ero sola veramente.
Chiusi la conversazione e rimasi a fissare la carta da parati celeste chiara,
chiedendomi che cosa fosse accaduto, nel riagganciare sentì un rumore strano, e
capii che Gustavo stava posando l'altro telefono, forse aveva ascoltato tutto.
Non dovevo piangere, che motivo c'era di piangere anche se il mondo mi stava
crollando addosso?
Erminio era fermo sulla porta: "C' è qualcosa che dovresti dirmi, credo".
Gli confessai tutto, e lui alla fine mi picchiò.
Mi fece molto male, ricordo che urtai la testa vicino al comodino, e
persi i sensi.
Le urla fecero arrivare la mia vicina, mio marito uscì di casa. Sbattendo la
porta.
Chiamai Gustavo perchè avevo bisogno di sentirlo, e lui mi chiese come stavo,
gli raccontai tutto e lui si finse dispiaciuto.
Quando sto male mi rifugio nelle pulizie, spazzai e lavai le stanze di quella
casa piccola che però ora mi sembrava grandissima.
La solitudine gioca brutti scherzi.
Una musichetta di samba brasiliana echeggiò nella stanza vicina, era un sms :
"bravo ben fatto io spero che mi darai il video, devo darti altro per il lavoro,
non so una nuova ragazza?"
Si fermò anche il cuore,era il numero di....
Guardai il numero, avrei
desiderato essere una smemorata ma quel numero lo conoscevo e sopratutto lo
ricordai, cancellai il messaggio.
Era Gustavo, ma che voleva dire quel messaggio?
Entrò mio marito, il rumore della chiave nella porta di ingresso posai subito il
telefonino sul comodino e mi nascosi sotto il letto, per quanto fosse drammatica
la faccenda c'era un briciolo di comicità in tutto ciò.
Sentii dei rumori strani e vidi mio marito armeggiare con dei fili, riuscivo a
vederli perchè essendo lunghi strisciavano a terra.
Poi una telefonata in uscita dal suo cellulare : " Senti per poco quella stronza
mi scopriva, sai Gustavo ormai con tutti i soldi che mi hai dato, te la puoi
anche tenere mia moglie, poi mi dovresti dire grazie per tutti i video che ti ho
dato, tanto lo so li hai venduti?"
Fu come se qualcuno mi avesse dato un colpo allo stomaco, capii tutto.
Mio marito e Gustavo si conoscevano, e mio marito lo aveva pagato come se fossi
una schiava, e c'era qualche telecamera, pensavo che solo nei film accadessero
questi colpi di scena.
Ma invece era accaduto a me.
La colpa era mia ,dovevo lasciare mio marito , già ai primi segni di violenza,
ma io invece pensavo che lui fosse nervoso e stressato.
A questo punto la colpa era mia, solo mia, se non lo avessi tradito.
Prese le sue cose e uscì di nuovo, io appena sentii la porta chiudersi, uscii
dal letto, ebbi pure il timore che lui lo avesse fatto di proposito e magari
aspettava.
Così presi il mio telefonino, e lo chiamai con lo sconosciuto.
Non sentii alcuno squillo, ma il bastardo rispose.
Io riattaccai, presi una borsa capiente e ricordo per filo e per segno cosa
misi.
Delle salviettine umidificate, delle maglie, e due giubbini.
Poi presi le chiavi della mia auto e fuggii da tutto quello schifo.
Mi recai al primo commissariato, che denuncia potevo fare? cosa dire?
Mi misi a piangere, chiamai Elsa e posso garantire che solo lei riuscì con la
sue parole di conforto a sollevarmi il morale.
Non può piovere sempre, me lo disse in tutta la sua dolcezza.
Io stavo meglio, so che può sembrare un accordo con lei. Ma realmente Elsa ha
qualcosa di speciale, le parli e stai meglio.
Anche se la tua vita è rovinata, se hai fede in lei, stai meglio e non è che ho
ricevuto riti o cosa, ma una cosa che nessuno mi aveva mai dato e mi continuava
a dare: "mi ascoltava".
E poi mi disse: "non può piovere sempre".
Quella sera dormii in auto, certo non potevo andare dai miei genitori, lontani e
dirgli alle 23, sapete io ho lasciato mio marito, anche perchè sarebbe stato
come l'ennesimo monito che mi sarei fatta da sola. Ai miei non era mai piaciuto
quell'essere.
Una luce improvvisa mi svegliò, era una pila che emanava un fascio di luce forte
che mi dava fastidio, agli occhi abituati al buio momentaneo....
Continuo...
"Sta bene?"
" Chi cosa c'è" risposi in preda al sonno e alla stanchezza.
" Ma perchè dorme in auto, è successo qualcosa"
Era un agente di polizia, lo guardai e nello stesso momento cercai tutte le
spiegazioni plausibili, ma non ne avevo.
Però parlai con lui e il suo collega, raccontai tutto.
Si chiamava Enzo e l'altro Manlio, Enzo era quello della torcia accecante.
Enzo mi credette, e mi spiegò che poteva essere una possibilità che la mia casa
era piena di telecamere, sembrava parlasse di un film di spionaggio.
Mi consigliarono di dormire in albergo o avrebbero chiesto ad una loro collega
di ospitarmi.
Così andò, Marcella una trentacinquenne dal sorrido candido, mi ospitò e fu
gentilissima, dopo tanto tempo non mi sentivo così sicura.
Bevemmo una cioccolata calda, ed anche a lei raccontai tutto ciò che avevo
subito.
Lei decise che in borghese sarebbe venuta a casa mia a controllare, e mi
sconsigliò a differenza di Enzo e Manlio di sporgere denuncia o querela.
Sapevo che potevo andare a casa perchè Erminio, la mattina andava a lavoro e
tornava alle 19 di sera, quindi avevamo campo libero, in fondo quella era anche
casa mia, il mutuo lo pagavamo insieme.
Entrammo in casa, e Marcella si mise subito all'opera iniziò dopo avermi chiesto
il permesso a rovistare in alcuni punti della casa, la prima la trovò in un
posto dove non ci sarei mai potuta arrivare, accano alla radiosveglia, lei
esclamò una frase strana, tecnologia com e qualcosa.
Rimasi interdetta, ne trovò altre due perfino in cucina.
Ora capivo, i nostri litigi erano sempre in cucina, e in camera da letto.
Nel soggiorno non c'era nulla, lui mi punzicchiava e poi costringeva a seguirlo
in cucina o in camera da letto.
Queste sono cose che una persona si immagina nei film ma invece, possono
accadere anche nella realtà.
Marcella le disattivò tutte, era realmente in gamba.
Ma allo stesso tempo pensavo che qualcuno ci spiava, a questo punto Gustavo, la
persona che tanto credevo essere perfetta.
La mia amica mi chiese se io e mio marito avevamo litigi frequenti, ed io dissi
di si in preda al panico, poi lui mi chiedeva cose vergognose, che preferirei
non riportare.
Mentre parlavamo ascoltammo un rumore proveniente dal corridorio, era mio
marito, ci fissammo e Marcella mi disse che dovevo stare tranquilla, ma mio
marito non era solo...
Stava con un altro individuo, cercammo di non far rumore.
Quello di cui parlavano, faceva riferimento al fatto che anche lui aveva spiato
qualcuno.
Guardai le scarpe perchè ero maldestramente nascosta sotto il letto, sentivo le
loro voci.
Pregai Dio che non si calasse a prendere qualcosa, Marcella era dietro l'armadio
e secondo me stava pregando anche lei.
La fortuna almeno questa volta mi venne incontro, poichè loro presero delle cose
dal cassetto del comò e andarono via.
Ma che cosa prendevano? Mi chiesi.
Quando finalmente fui certa che fossero andati via mi alzai e chiamai Marcella
per dire di andare via, quando un pugno nello stomaco mi costrinse ad
inginocchiarmi.
Ero convinta che mio marito fosse andato via, Marcella uscì di corsa dal suo
nascondiglio e subito con distintivo alla mano disse di non avvicinarsi.
Ma commise una sciocchezza, perchè mio marito subito iniziò con delle assurdità
riguardo il permesso del giudice, e violazione di domicilio e disse di conoscere
un importante commissario, io e Marcella, ci avviamo alla porta, io dolorante e
Marcella con la dignità calpestata.
Passarono due mesi
Io e Marcella non ci sentimmo più, ma venni a sapere che aveva avuto un
trasferimento, che secondo un suo collega aveva richiesto tempo fa.
La mia vita diventò piatta, monotona, senza motivo di felicità.
Un giorno che non dimenticherò mai, mi chiamò Enzo voleva sapere come stavo.
Io dissi che stavo bene, ma ormai la mia vita era finita, lui mi disse che forse
la vita di qualcun altro era finita.
Mio marito ed Ezio avevano avuto un bruttissimo incidente, forse sono cinica, ma
mi sentii quasi liberata, mio marito era in ospedale in condizioni gravissime.
Mi recai accomapagnata da Enzo.
Quando arrivai lì il familiare odore di medicinale mi risultò quasi rincuorante.
Stanza 132, terzo piano, vidi mio marito nel letto era ridotto malissimo.
Dall'urto non aveva più i denti davanti, e aveva un brutto trauma cranico, ma la
cosa peggiore che dall'altro lato c'era Gustavo, che anche se stava un poco
meglio, non avevo alcuna intenzione di vedere.
Spavalda annunciai: " Gustavo ti presento mio marito, ma forse già vi
conoscete?"
Silenzio assoluto, vidi solo una lacrima solcare il viso di Ezio, e non provai
neanche un poco di risentimento.
" Perdonami ho sbagliato e non credo che potrò più tornare con te, per
rimediare"
Restai immobile cercai di capire, a cosa alludesse.
"Io comunque non te ne avrei dato modo"- risposi sentendomi una autentica
stronza con le palle.
Però uscendo dalla camera mi misi a piangere.
Enzo mi abbracciò e fu di conforto come non mi aspettavo più da nessuno se non
da me stessa.
Una nuova vita con te...
A distanza di 6 mesi, mio marito non c'è più, ho ricevuto una cospicua somma di
risarcimento, lui aveva una polizza sulla vita.
Ho scoperto che lui e Gustavo erano perfino amanti.
Gustavo è in cura da uno psichiatra, si è dimesso dall'azienda dove lavorava,
praticamente ho scoperto anche che non era uno dei soci dell'azienda con un
ottimo diritto di prelazione, così mi aveva riferito e così avevo creduto.
Sono andata a casa di Gustavo, dove ho conosciuto la moglie Malvina che mi ha
consegnato tutti i nastri che lui aveva, dove comparivo anche io, e anche lei
senza sapere.
Quei nastri facevano parte della sua collezione privata, loro li usavano per
"divertirsi insieme", meglio non continuare a spiegare lo schifo, su un sito
così bello.
Malvina, ha chiesto subito il divorzio e gli ha fatto trovare le valigie fuori
la porta,in quanto la casa era sua e non del caro marito, ma sembra che la
famiglia di lei si stia muovendo per rovinare Gustavo economicamente.
Riguardo me, io ora sono al riparo con Enzo, le cose vanno bene fra di noi, ci
stiamo frequentando, ed io spero che sia lui i sagittario del mio cuore, ma non
so voi che dite è nato il 3 dicembre?
Grazie Elsa